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Case study proiezione laser Panasonic per sport immersivo

Proiezione e interazione: dentro il progetto Alfa5

Case study tecnico Panasonic – XR Sports Center

 

In Adeo Group abbiamo già raccontato perché la serie Panasonic PT-MZ882 è diventata una scelta concreta per ambienti professionali: laser LCD, gestione solida, installazione flessibile, performance affidabili in contesti “real world”.

Questo case study sposta lo sguardo su un’applicazione ancora più sfidante: un centro sportivo XR (Extended Reality, realtà estesa) su scala venue, dove la proiezione non è “solo visualizzazione”, ma una componente attiva dell’esperienza.

 

Contesto: un centro sportivo XR in uno spazio storico a Barcellona

 
Alfa5 nasce a Barcellona (Poblenou) dalla riqualificazione di uno spazio storico trasformato in un hub dedicato a esperienze sportive immersive. Panasonic descrive il progetto come il più grande centro sportivo XR del mondo, con oltre 2.000 m² e 9 esperienze interattive.
Il tema è molto interessante per chi progetta e installa ProAV: qui si lavora su immersione, interattività e ripetibilità dell’esperienza, con vincoli di spazio e gestione tipici dei public venue.

 

Requisiti e vincoli: cosa deve garantire l’infrastruttura AV

 
Requisiti funzionali

  • Qualità visiva e impatto: proiezioni adatte a grandi superfici e a scenari dinamici.
  • Interattività: esperienze che reagiscono al movimento e all’azione dell’utente.
  • Continuità operativa: setup che deve restare stabile e coerente per un utilizzo “venue” (molte ore e molte sessioni)

 
Vincoli di progetto

  • Edificio esistente/storico: integrazione tecnologica senza snaturare lo spazio.
  • Complessità multi-attrazione: più aree, più contenuti, più “geometrie” e requisiti diversi.
  • Sfide tecniche, creative e logistichedichiarate nel progetto: tipico scenario in cui la regia di installazione (ottiche, posizionamenti, cablaggi, accessibilità e manutenzione) fa davvero la differenza.

 

Le esperienze XR: perché qui la proiezione non è “solo display”

 
Nel case study vengono citate attrazioni che rendono chiaro il livello di integrazione tra contenuto e spazio:

Flatball: campo 200 m² con layer digitale interattivo
Un’area da 200 m² dove lo “strato digitale” interagisce con i giocatori, con rilevamento del movimento “al millimetro”. Per un integratore significa: la resa visiva deve rimanere consistente su superfici ampie e con azione continua.

Goal It!: calcio a 360° con pareti interattive
Un’esperienza su quattro pareti interattive che reagiscono all’impatto del pallone. Qui il contenuto deve essere leggibile, uniforme e “credibile” anche quando l’utente accelera il ritmo e cambia angolo di visione.

Flash!: arrampicata interattiva con luci e sequenze
Una parete d’arrampicata con input visivi e giochi di luce/colore. Caso classico in cui la proiezione (o i display) diventano interfaccia, non semplice “sfondo”.

 

Architettura di sistema: proiezione (proiettori + ottiche)

 
Panasonic descrive un “sistema audiovisivo avanzato” basato su proiettori laser, lenti specializzate e schermi/monitor professionali.
Nel progetto sono stati installati:

Questa scelta indica una combinazione ragionata di ottiche diverse per coprire layout, distanze e vincoli reali (inclusi casi in cui la UST è la scelta più pragmatica). A completamento del sistema sono stati installati anche monitor professionali Panasonic.

 

Integrazioni e gestione: dove si vince (o si perde) un progetto di esperienze immersive

 
Il case study sottolinea l’unione tra tecnologia e creatività, e le sfide tecniche/logistiche. Dal punto di vista installativo, in progetti con contenuti interattivi la riuscita dipende spesso da tre aspetti:

  1. Scelta ottiche e geometrie reali - La presenza di più lenti (inclusa ultra-corta) indica una progettazione centrata su distanze di tiro effettive, vincoli strutturali, accessibilità per service e copertura uniforme.
  2. Coerenza visiva tra aree diverse - Quando un venue contiene più attrazioni, diventa essenziale mantenere una qualità coerente (uniformità, leggibilità, stabilità) per non creare “stanze riuscite” e “stanze deboli”.
  3. Ripetibilità dell’esperienza (operatività) - L’obiettivo non è solo far funzionare la demo: è garantire che l’esperienza resti “uguale” sessione dopo sessione, con gestione ordinata di accensioni, contenuti e controlli.

 

Criticità e come sono state affrontate

 
Alfa5 descrive il lavoro come un percorso complesso: trasformare la visione in un’esperienza reale, superando sfide tecniche, creative e logistiche, grazie a collaborazione e supporto dei partner.
Dal lato AV, i due elementi più “visibili” della soluzione sono:
scelta mirata di proiettori e ottiche (anche UST) integrazione di un numero importante di display professionali per completare UX e gestione di venue

Best practice emerse dal progetto

 
1) Parti dall’esperienza d’uso, non dall’hardware.
Ecco perché un valore come il true gain è utile: riduce l’ambiguità, è pensato per essere più realistico e ripetibile, e più aderente a ciò che succede in un impianto vero. Non serve a “fare numero”: serve a progettare meglio.

2) Ottiche e posizionamento sono “progetto”, non accessori
La scelta tra ottiche standard, short throw e ultra short throw (UST) incide su fattibilità, qualità percepita e manutenzione. È qui che si evitano compromessi: ingombri, ombre, accessibilità per service, uniformità su pareti/superfici non convenzionali.

3) Standardizza ciò che puoi, specializza solo dove serve
In venue multi-attrazione conviene mantenere coerenza di piattaforma e componenti (dove possibile) per semplificare gestione, ricambi e procedure operative. Le varianti (modello/ottica) entrano solo quando lo impongono geometrie e layout.

4) L’esperienza è un sistema: visual, contenuti, controllo e operatività
La qualità finale non dipende solo dalla luminosità o dalla risoluzione: conta l’insieme proiezione + display di supporto + contenuti + logica di controllo (accensione, preset, ripristino, gestione errori). Se un layer è debole, l’esperienza perde coerenza.

5) Progetta già pensando al “dopo”: service, ripristino e continuità operativa
In ambienti aperti al pubblico è fondamentale prevedere accessi rapidi per assistenza, procedure di ripristino e controlli di routine. Questo riduce downtime e garantisce che l’esperienza rimanga costante nel tempo.

 

Varianti possibili: come scalare il progetto (complessità bassa/media/alta)

 
Non tutti i progetti “immersivi” nascono per essere un centro da 2.000 m² con 9 esperienze. L’idea di fondo si può portare anche su scale diverse, a patto di definire bene il perimetro: quante aree vuoi coprire, che tipo di interazione serve e quanta regia operativa ti aspetti nel quotidiano.

Complessità bassa: puoi partire da una singola esperienza dimostrativa, in una sola sala, dove l’obiettivo è creare impatto e replicabilità senza moltiplicare le variabili. In questo scenario contano soprattutto layout, scelta dell’ottica e coerenza dell’immagine: pochi elementi, ma progettati bene.

Complessità media: quando aumentano le aree (due o tre esperienze con logiche diverse), crescono anche le esigenze di installazione: cambiano distanze di tiro, geometrie, e spesso diventa utile differenziare le ottiche (standard/short/UST) in base ai vincoli reali. A questo livello entrano in gioco anche display di supporto (istruzioni, scoring, segnaletica) per rendere l’esperienza più fluida e gestibile.

Complessità alta: su un venue multi-attrazione il salto non è solo quantitativo. Aumentano la standardizzazione richiesta, la gestione operativa, la necessità di procedure chiare e la coerenza tra ambienti. È lo scenario in cui la dotazione “a sistema” (come nel caso Alfa5: molti proiettori con ottiche dedicate e un parco display importante) diventa determinante per mantenere qualità e continuità nel tempo.

Quando si passa da una singola esperienza a un’installazione multi-area, la differenza non è solo “quanti proiettori”.
Cresce soprattutto l’infrastruttura che garantisce affidabilità e manutenzione: supporti e staffe, gestione del cablaggio e dell’alimentazione, distribuzione e commutazione dei segnali (matrici, switcher, splitter), eventuali telecamere per regia/monitoraggio e componenti per rendere il sistema più ordinato e replicabile.
È spesso qui che si gioca la qualità del progetto nel tempo: stabilità, facilità di service e possibilità di espansione senza dover riprogettare tutto.

 
Se stai valutando un progetto immersivo o interattivo (musei, education, sport, eventi, sale esperienziali) e vuoi impostare correttamente scelta ottiche, layout e architettura di visualizzazione, parliamone con i nostri specialist: ti aiutiamo a tradurre l’esperienza in requisiti tecnici, riducendo rischi e “ripensamenti” in fase di installazione.

 

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