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Diffusore ultra-direttivo Cube di Waves System

La logica del prodotto

 

C'è una famiglia di progetti in cui il suono non deve riempire lo spazio, ma colpirne una porzione precisa. Una sala museale in cui opere diverse raccontano cose diverse e le voci non devono accavallarsi. Un corner retail che parla a chi gli sta davanti senza arrivare alla cassa tre metri più in là. Il banco di una reception, dove un messaggio deve restare confidenziale. In casi così il problema non è coprire l'area: è contenere lo spill. Un diffusore convenzionale, per quanto lo si orienti, disperde troppa energia fuori asse per tenere separate zone d'ascolto a pochi metri l'una dall'altra. Serve controllo del footprint acustico, non pressione.

È il terreno dei diffusori ultra-direttivi. Cube di Waves System, è la proposta più recente della categoria: un diffusore amplificato con DSP integrato, dal design discreto e curato, pensato per stare in vista.

 

Che cos'è (e cosa non è)

 
Conviene inquadrare subito la classe di prodotto. Cube non gioca sulla potenza: concentra il suono in un fascio molto stretto (15°) invece di irradiarlo in tutte le direzioni. È la differenza tra una lampada e una torcia: una illumina la stanza, l'altra un punto solo. Per questo Cube non rimpiazza un impianto di sonorizzazione. Rimpiazza semmai le cuffie, le audioguide, i totem con auricolare — ogni volta che si vuole consegnare un contenuto a chi sta in un certo punto senza chiedergli di indossare nulla, e senza invadere chi gli sta accanto. Due persone a due metri di distanza possono ascoltare due messaggi diversi senza sentirsi a vicenda. La domanda di audio direzionale localizzato, in retail, musei e spazi pubblici, cresce da anni.

Waves System Cube for retail

Cosa fa bene

 
La direttività è il motivo per cui si sceglie, ed è lì che regge la prova. Con un fascio di 15° si ricavano zone d'ascolto distinte ogni paio di metri. Lungo un percorso museale capita spesso di dover far convivere due o tre tracce a pochi passi l'una dall'altra: con Cube si fa senza pannelli fonoassorbenti né cabine, e senza che ogni opera copra la vicina.

Lo schema più comune è la doccia sonora: l'unità a soffitto fa piovere il contenuto su chi entra nella zona. Nel retail, invece, si abbina lo schermo o l'espositore, così solo il cliente davanti allo scaffale sente il messaggio. Al banco di una reception, banca, ospedale o ufficio, lo stesso principio diventa riservatezza.

Due dettagli che sul campo pesano più di quanto sembri. Il primo: il DSP integrato riproduce i file audio senza lavorazioni preliminari, quindi non serve masterizzare o pre-equalizzare i contenuti prima di caricarli. Il secondo: il design ultrasottile, meno di due centimetri di spessore, permette di lasciare il diffusore in vista senza che stoni, montandolo con gli attacchi VESA 100 in dotazione. Cube è fatto per essere elegante, non per essere nascosto.

 

Dove non è la scelta giusta

 
Come ogni strumento specializzato, Cube ha un perimetro preciso, ed è giusto dirlo. Il limite è strutturale, e si chiama gamma bassa. La risposta in frequenza dichiarata è 250 Hz – 20 kHz: la banda utile parte ben sopra il dominio dei bassi profondi, che semplicemente non ci sono — conseguenza della fisica del sistema, non un difetto di taratura. Chiedere bassi a un diffusore direzionale vuol dire perdere il pregio della direzionalità. Questo è dovuto alle caratteristiche della propagazione delle frequenze basse, molto meno direttive delle frequenze medio-alte. Per questo un diffusore di questo tipo non si sceglie per la fedeltà HiFi, ma per la localizzazione dell'ascolto.

Ne discende il profilo d'uso. Chi deve sonorizzare musica a piena gamma, o riempire un'area ampia e affollata a volume alto, deve guardare altrove: l'SPL massimo è 85 dB a un metro, vicino a un ascolto in cuffia: raggiunge con chiarezza chi sta nel punto giusto, non sovrasta il rumore di una sala piena.

Poi c'è il nemico di sempre: le riflessioni. Marmo, superfici lucide, vetrate, intonaci — tutto ciò che è acusticamente rigido riflette il fascio dove non lo si voleva, e una torcia sonora che rimbalza si comporta come una palla da biliardo: la direzione si perde e il suono riaffiora dove non doveva. Ecco perché, parlando di diffusione localizzata, avere un alto SPL aumenta solo il rischio di riflessioni non controllabili. Nelle installazioni museali la faccenda si complica, perché quelle superfici spesso non si possono trattare: vincoli conservativi ed estetici escludono pannelli e assorbenti su volte storiche, pareti affrescate, vetrine. Resta solo il puntamento, che diventa così il cuore del progetto e non un dettaglio di installazione.

Un'ultima avvertenza onesta: la portata dichiarata, circa 10 metri, vale in condizioni normali di installazione al chiuso. In ambienti molto rumorosi conviene verificarla sul posto prima di chiudere il capitolato. E all'aperto Cube non fa testo — il grado IP non è certificato per uso esterno — quindi in aree scoperte o semicoperte va valutato caso per caso.

Waves System Cube polar pattern

Le specifiche che fanno la differenza

 

La simulazione (file GLL)

Tra le specifiche, alcune contano nella decisione molto più di altre. Il file GLL è la prima: consente di modellare la copertura in un software di simulazione acustica come EASE o Soundvision prima ancora di entrare in cantiere. Per chi deve garantire il risultato a un committente è sostanza, non un vezzo da scheda.

La copertura prevedibile

Da qui il punto che vale più di molte righe di datasheet: la copertura si calcola in anticipo. L'altezza di installazione determina il diametro della zona d'ascolto — a 3 metri, con i 15° di Cube, si ottiene un cerchio di circa 80 cm; più si sale, più l'area si allarga — e fra due zone adiacenti servono all'incirca due metri perché non si sovrappongano. In pratica si può dire al committente dove si sentirà e dove no prima di salire sulla scala.

Controllo e integrazione

Sul fronte del controllo, Cube ha un ingresso su morsettiera estraibile compatibile con i trigger dei sistemi di show control (Crestron, AMX, QSC), oltre all'ingresso audio jack da 3,5 mm che può essere configurato come ingresso audio stereo o bilanciato; l'alimentazione è a 24V/2A. È un corpo compatto — 300 × 150 × 19 mm per 688 grammi — certificato CE.

 

Integrazione e tenuta nel tempo

 
Installazione e durata seguono la stessa logica del prodotto: semplificare. Tutto è concentrato in un'unica unità, amplificatore e DSP a bordo, con alimentatore, staffe e attacco VESA 100 in dotazione. Meno componenti significano meno punti di rottura, e il VESA standard rende una sostituzione una questione di minuti, non di ricablaggi. La garanzia dichiarata è di due anni.

Waves System Cube museum installation

Come orientare la scelta

 
A questo punto la scelta si inquadra quasi da sola. Cube è il candidato naturale quando il diffusore resta in vista e deve integrarsi con eleganza, quando servono zone d'ascolto nette in retail, digital signage, musei o banchi informativi, e quando si lavora al chiuso. Con quell'ingombro e quel montaggio, è difficile fare meglio. E se il capitolato chiede musica a piena gamma, volumi alti su aree estese, bassi profondi o installazioni esposte all'aperto, allora non è il caso di forzare: meglio un impianto tradizionale. Riconoscere questo confine non toglie valore a Cube, lo mette a fuoco.

Una cosa, però, va detta senza ammorbidirla: è uno strumento di precisione, non di potenza. E nel compito per cui esiste — far esistere il suono in un punto e non un metro più in là — non ha un equivalente convenzionale. Nessun diffusore a soffitto, nessun line array produce quello stacco: entrare e uscire da una zona come se si premesse un interruttore. Cuffie e audioguide ci arrivano, ma al prezzo di un contatto che qui non serve. Per i progetti che hanno davvero bisogno di circoscrivere il suono, il vantaggio non è incrementale: è di categoria, a patto di sceglierlo per ciò che è.

Resta da capire quale vincolo comanda il progetto: la gamma del contenuto, le superfici in gioco, la distanza d'ascolto, lo spazio disponibile. Definiti quei quattro elementi, la scelta quasi si fa da sola. E poiché Waves System propone dimostrazioni in loco e il prestito dell'unità per una prova nell'ambiente reale, prima di firmare conviene fare esattamente questo: mettere Cube sulla pianta vera del sito, riflessioni e punti d'ascolto alla mano, e ascoltarlo dove dovrà lavorare. È lì, più che sul datasheet, che un diffusore direzionale dice se è la scelta giusta.

 

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